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Le caratteristiche dei prodotti: aspettative dell’acquirente, specifiche e requisiti di norma

prof. ing. Giuseppe Starace
Ingegneria Starace, R&D Senior Consultant del gruppo Arrigoni,
Progettista dei Sistemi di gestione aziendale per la qualità e l’ambiente

Al momento dell’acquisto di un bene o di un dispositivo, in particolare quando lo si destina a fare parte di un sistema più complesso, il check preventivo sulle sue specifiche (sulla documentazione a corredo o sulla brochure) è fondamentale. Andare fuori specifica può voler dire, infatti, vanificare completamente (o quasi) un acquisto o il funzionamento di un intero sistema che da esso dipende. E ciò può portare a danni significativi.

Tuttavia non è possibile immaginare che le “specifiche” di un prodotto (o di un sistema) siano rappresentative di ogni sua caratteristica nelle innumerevoli possibilità di utilizzo, ovvero ne descrivano il comportamento in tutte le condizioni di esercizio in cui esso si trova ad operare durante la sua vita utile.

Per ovviare a questo problema, oltre che ad altre necessità -per esempio per controversie nella rispondenza delle forniture a determinate condizioni- sono utili le normative di riferimento.

Esse, create e definite da Enti indipendenti e riconosciuti, competenti nei diversi settori merceologici, sulla base di un dialogo partecipato con gli attori di mercato, indicano le modalità con le quali le misure sui prodotti e sulle loro performance devono essere condotte perché questi siano confrontabili tra di loro.

Vale a dire che per esse si procede a stabilire norme di riferimento per identificare un terreno comune sul quale consentire una valutazione che possa evidenziare una o più caratteristiche effettive del prodotto, cercando di isolarne il comportamento dalle molteplici condizioni che ne possono inquinare la risposta o le performance.

Le norme sono utili, pertanto, a istituire una classifica prestazionale tra i prodotti di diversi fornitori o dello stesso, la cui indicazione, sempre accompagnata dal riferimento normativo (se così non fosse, verrebbe meno lo spirito stesso delle norme), confluirà nella dichiarazione delle specifiche di prodotto. Ciò consentirà all’acquirente di distinguere su basi certe tra una offerta e l’altra, in base alle proprie necessità.

Se, da un lato, le norme devono essere severe nell’indicazione delle modalità di prova e nell’espressione della prestazione/specifica, esse, dall’altro, non riescono ad esaudire la normale aspettativa dell’acquirente di identificare con ogni singola specifica la risposta alla propria condizione di utilizzo.

La lettura del dato di specifica, cioè, non può essere fatta in maniera semplicistica, senza comprendere il funzionamento del prodotto o del sistema che si sta acquistando.

All’acquirente deve essere chiaro, cioè, che quella performance dichiarata in specifica è riferita ad una particolare condizione di utilizzo, utile agli obiettivi della norma di riferimento e non tiene conto degli innumerevoli disturbi che l’applicazione negli ambienti reali di utilizzo (e non in quelli del laboratorio) di solito comporta.

Dovrà essere sua cura comprendere, a partire da quella specifica dichiarata, ma nella particolare condizione di esercizio di interesse, cosa aspettarsi dal prodotto acquistato, anche nel confronto con i prodotti tra i quali scegliere per l’acquisto.

Certo, chi stila la norma di riferimento, poiché comprende che essa debba misurare una performance utile ad un particolare settore merceologico, cerca in tutti i modi di adottare condizioni di misura il più possibile vicine a quelle più probabili di utilizzo “in campo”, ma ciò non esime l’utilizzatore dal conoscere in profondità la propria situazione effettiva.

In particolare quando si ha a che fare con il dato di targa di una macchina (ovvero il valore di specifica, riportato sulla targhetta stampigliata sulla sua superficie o riportata nel suo manuale di uso e manutenzione o sul catalogo commerciale) l’attenzione deve essere elevata. Le macchine, infatti, funzionano a diversi regimi e in diverse condizioni, comportandosi “attivamente”, reagendo e regolandosi secondo logiche preimpostate all’istantanea condizione di utilizzo imposta dal sistema in cui operano.

A tal proposito, tutti conosciamo l’esempio delle specifiche di consumo delle nostre autovetture.

Infatti, quando ci si dà da fare per acquistare l’automobile ci si informa:

  • sulla potenza massima (espressa in CV o in kW, sapendo che il motore erogherà tutte le potenze comprese tra 0 e il valore dichiarato, a seconda che si voglia guidare prudentemente o più allegramente);
  • sulla coppia massima (espressa in kgm o in Nm; qui i più informati sapranno che la coppia non raggiunge il suo valore massimo allo stesso numero di giri motore che vede l’erogazione della potenza massima);
  • sui consumi dichiarati (espressi in litri per 100 km, ovvero quanti litri di carburante si consumano per percorrere 100 km) alla velocità di 90 km/h, su strada piana.

Proprio per quanto riguarda i consumi è esperienza comune che tra quelli effettivi e quelli dichiarati c’è sempre una grande differenza. Giocano un ruolo fondamentale, infatti, la condizione e la condotta di guida, perché la presenza di un percorso di sali-scendi e un piede pesante peggiorano di molto le cose in tema di risparmio di combustibile.

Con ciò è evidente che i consumi dichiarati, secondo uno standard di misura, sono necessari per identificare nell’intera offerta di automobili quella più parsimoniosa, ma che dalla lettura del dato dichiarato si può dedurre ben poco sul consumo atteso, se non nel confronto “a tavolino” con le altre vetture.

Il gruppo Arrigoni, che produce reti per l’agricoltura performanti e ad alta tecnologia affronta giornalmente il tema delle specifiche ed è sensibile ai problemi di chi deve scegliere la rete più adatta alle proprie esigenze sulla base di un’offerta di vari produttori che non esprime specifiche chiare e confrontabili.

Per questo, il Gruppo Arrigoni, che fabbrica i propri prodotti con approccio industriale, nel rispetto di processi e procedure ben identificate e continuamente controllate e nell’ottica del miglioramento continuo

  • ha definito le caratteristiche misurabili delle reti;
  • si è dotato di un laboratorio di prova per sottoporre le reti alla misura delle loro diverse proprietà che ne consigliano e ottimizzano i vari utilizzi;
  • esprime nelle proprie documentazioni tecniche diverse caratteristiche delle reti perché diversi (e talvolta concomitanti) sono gli usi delle reti;
  • informa gli utilizzatori che se la norma di riferimento è deficitaria o non c’è proprio non è corretto dedurre le prestazioni direttamente dalla specifica perché esse dipendono fortemente dalle effettive condizioni di esercizio;
  • affianca e consiglia i clienti nell’identificare le loro particolari (o più ricorrenti) condizioni di esercizio e nell’interpretare il dato di specifica espresso con riferimento alle norme;
  • è attiva nel produrre informazioni circa l’utilizzo reale dei propri prodotti perché ne sperimenta in campo la prestazione, presso clienti sensibili ai temi di protezione delle colture e di utilizzo dei tessuti tecnici, che mettono a disposizione le loro facility per installare setup di prova, forieri di molte indicazioni legate alla specifica applicazione.

 

Consapevole di queste esigenze del settore degli agrotessili, che rivestono sempre più un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’agricoltura, il gruppo Arrigoni è attivo nella rivisitazione delle norme di riferimento per questo mercato.

I suoi rappresentanti siedono al tavolo della UNIPLAST e danno un contributo rilevante alla definizione del nuovo quadro di riferimento delle norme che regolano la produzione e la specifica delle caratteristiche delle reti per agricoltura.

In questo tavolo, cui partecipano altri produttori ed enti interessati sia pubblici, sia privati, vengono evidenziate le carenze delle normative attualmente in vigore e le esigenze di nuovi parametri e specifiche dei prodotti a rete derivanti dal progresso delle tecnologie di settore e dallo sviluppo delle conoscenze in campo  agronomico. Ciò allo scopo di creare un ambiente di lavoro ordinato e soggetti (produttori e clienti) più informati, al fine di un più massiccio ricorso alle soluzioni di protezione dei raccolti che raggiungono obiettivi di sostenibilità e, perciò, di:

  • incremento delle rese dei terreni agricoli;
  • riduzione del fabbisogno idrico per l’irrigazione in particolare dove la risorsa acqua è scarsa;
  • contenimento della probabilità di contaminazione di virus, batteri, insetti e specie animali tra territori lontani legata alla globalizzazione dei mercati;
  • abbattimento dei rischi di perdita dei raccolti conseguenti al cambiamento climatico e alla sempre più frequente esposizione a fenomeni atmosferici improvvisi, imponenti e imprevedibili;
  • incremento della tendenza a produrre secondo gli standard della coltura biologica, che impone un uso quasi azzerato di fitofarmaci;
  • sostegno all’agricoltura hi-tech, integrata con approcci innovativi al controllo delle coltivazioni e dei mezzi per garantirle impongono la conoscenza delle interazioni tra le piante, i sistemi e le componenti dell’attività agricola.