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CLIMA IMPAZZITO E INSETTI

I TELI CHE SALVANO LE PIANTE

Con l’acquisizione di Lirsa, il gruppo Arrigoni ha consolidato la posizione sul mercato europeo per i prodotti agrotessili. Si completa la proposta di prodotti high tech per l’agricoltura: schermi innovativi impiegati nella protezione delle colture che oggi concorrono alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, come spiega Paolo Arrigoni, ceo del Gruppo con base a Uggiate Trevano.

Riportiamo per intero un articolo di La Provincia di Como, consultabile per intero cliccando qui.

La Provincia | 17 GEN 2022
A cura di Maria Grazia Gispi

Come agiscono i tessuti a protezione delle coltivazioni?

Il nostro approccio è volto al benessere della pianta e cerchiamo, attraverso schermi che sono personalizzati sulle esigenze del cliente, di rispettare la coltura che vogliamo proteggere. A seconda delle diverse aree agricole e geografiche, cerchiamo di ottimizzare le condizioni di vita delle piante.

In particolare, i cambiamenti climatici stanno creando dei problemi per le temperature che si raggiungono: quando si superano i 28 o 29 gradi molte colture vanno in stallo e non crescono più. Con dei tessuti particolari a copertura riusciamo a ridurre i picchi di temperatura di 4 o 5 gradi, oltre a un significativo risparmio idrico.

I particolari schermi per l’agricoltura agiscono proprio sul controllo delle temperature estreme e questo consente di continuare alcune coltivazioni anche in zone particolarmente colpite dal cambiamento climatico.

Cambiamento che altrove invece provoca effetti meteo violenti, in questo caso come possono essere protetti i prodotti di ortofrutta?

I tessuti permettono anche di controllare la pioggia. A fronte dei fenomeni temporaleschi sempre più estremi, quasi di tipo tropicale, i tessuti fanno da barriera e in parte fanno scivolare a lato delle colture l’acqua in eccesso, in parte polverizzano le gocce per un effetto benefico sulle colture. Si tratta di un tessuto brevettato utilizzato, per il momento, anche per proteggere i frutti a polpa molle come i piccoli frutti.

Sono materiali compatibili con le coltivazioni biologiche?

Molto efficaci, i tessuti costituiscono una barriera fisica anche contro gli insetti che attaccano le nostre produzioni sempre più di frequente con l’arrivo di specie esotiche. Lo schermo anti insetti è al momento l’unica soluzione veramente efficace ed eco compatibile. Protegge le piante nel rispetto della legislazione europea che tende a ridurre l’uso di prodotti chimici di contrasto ai parassiti.

Un esempio è la coltura del pomodoro che è attaccato da quella che comunemente è chiamata la “mosca del pomodoro”. Oggi non esiste quasi coltivazione di pomodoro che non venga protetta da uno schermo.

Si creano così le migliori condizioni per la crescita e la fruttificazione della pianta e, volendo e date altre condizioni, per coltivare in modo biologico.

Un prodotto tessile ma eccentrico rispetto al panorama del distretto comasco, come è nata e si è evoluta Arrigoni?

L’azienda porta nel proprio marchio la data di nascita: 1936. All’epoca si trattava della tipica tessitura comasca che realizzava tessuti per camiceria di alto livello. Ha visto la sua svolta negli anni 60 quando c’è stata l’opportunità di conoscere il nuovo mondo delle fibre sintetiche a base di polietilene. La “scoperta” avvenne grazie al rapporto di amicizia che legava mio padre Giovanni all’ingegnere chimico Vismara, tra i primi a fabbricare le nuove fibre.

Nel decennio tra il ’60 e il ’70 si sono portate avanti in parallelo le due attività, finché negli anni Settanta si è passati alla lavorazione del polietilene per applicazioni diverse, tra queste ci sono i primi utilizzi in agricoltura per impianti come le grandi reti per la raccolta delle olive e in modo meno rilevante l’uso per gli imballaggi e i tessuti tecnici.

Quando è avvenuta la svolta?

In una fase successiva, negli anni ’80, abbiamo valutato che per le sue dimensioni l’azienda era ingaggiata su troppi settori e abbiamo concentrato gli sforzi prevalentemente nel settore agricolo mantenendo una parte, circa il 20%, per i tessuti tecnici destinati all’edilizia e all’industria. Ma il nostro focus e l’80% della produzione è sull’agricoltura ed è in questo ambito che c’è stata una crescita aziendale che vede oggi lo sviluppo del gruppo con tre stabilimenti produttivi a Putignano e a Schio, oltre a una piccola unità in Romania. Il gruppo è al 90% italiano come forza lavoro e dimensione e conta 224 dipendenti, tra questi i 20 comaschi della sede di Uggiate Trevano dove c’è il coordinamento centrale.

Proprio in questi giorni è attivo il bando europeo alle plastiche monouso, una battaglia contro l’utilizzo estensivo della plastica che è solo all’inizio; come gestite questo aspetto dei vostri prodotti agrotessili?

Pur operando con un materiale come il polietilene, è il caso di distinguere tra la plastica monouso, che va ridotta, e quella per usi più nobili. I nostri prodotti non vengono dispersi in ambiente, i tessuti sono posti sulle tensostrutture e il fine vita è chiaramente rilevabile perché i materiali perdono colorazione e resistenza. Ad oggi i materiali hanno una durata importante che va dai 6 ai 15 anni.

A fine vita del prodotto si prevede il recupero e riciclo, i materiali vengono rigranulati e utilizzati per applicazioni meno sofisticate come, per esempio, i vasetti per il florovivaismo.

Inoltre abbiamo studi sul bilancio di CO2 relativo ai nostri tessuti: se mettiamo a confronto la quantità di anidride carbonica dispersa in ambiente in conseguenza della produzione di un metro quadrato di tessuto e i benefici che nel corso della sua vita porta per la maggiore resa delle piante coltivate e protette, sappiamo che il bilancio è positivo.

Quali sono le tendenze delle normative europee e come pensate di adeguarvi?

La tendenza a livello europeo oggi è in due fasi: ci si è occupati del tema dell’ortofrutta con l’obiettivo di rendere sempre più sano il cibo, ora è in corso di elaborazione un pacchetto legislativo per il benessere animale. In questi anni si è molto lavorato per garantire una maggiore salubrità di frutta e verdura, meno dei prodotti derivati dagli animali.

La normativa che dovrebbe terminare la fase di elaborazione quest’anno ed essere applicata nel 2023 inciderà sulle condizioni di vita e salute degli animali da allevamento.

Per esempio, nel settore avicolo saranno previsti spazi esterni che consentano un tempo di crescita più lungo e adeguato, che garantisca una maggiore salubrità della carne.

Ora questi spazi esterni dovranno essere confinati per impedire il contatto con altri volatili e nei prossimi anni abbineremo la ricerca per i materiali a protezione delle coltivazioni di orto frutta a quella per prodotti adatti al settore avicolo che possano garantire su ampi spazi aperti luce, aria, protezione e giusta temperatura. Soprattutto nei paesi mediterranei i tessuti di copertura avranno un leggero effetto di riduzione del calore per creare condizioni di vita gradevoli. Siamo ai primi passi in questo settore.

Come è cambiato l’assetto del gruppo negli ultimi due anni?

Nel 2020 è entrato in Arrigoni il fondo di investimenti italiano Armònia con l’obiettivo portare nuove risorse che potessero aiutare la crescita dell’azienda. Nel dicembre scorso è entrata nel gruppo la società Lirsa che si occupa della produzione di film plastici per l’agricoltura, film biodegradabili, film per imballaggio e per usi speciali. In questo modo abbiamo completato la gamma di sistemi di protezione che possiamo proporre per l’agricoltura.

Come è stata accolta dal mercato?

E presto per fare una valutazione, ma l’obiettivo è di porsi nei confronti del sistema distributivo agricolo come portatori di soluzioni diverse e in continua evoluzione.

LA SCHEDA

Con sede a Uggiate Trevano, il gruppo Arrigoni ha tre unità produttive: a Schio, Putignano e Tàrgu Mures (Romania) per un’area complessiva di 110.000 metri quadrati. La capacità produttiva annua è di oltre 6.000 tonnellate di tessuti a rete. Le vendite nell’ultimo anno hanno toccato i 30 milioni di euro, la rete commerciale è presente in 72 paesi. Armonia Italy Fund, ha acquisito nell’agosto del 2020 il 70% della comasca Arrigoni e in dicembre il gruppo ha acquisito Lirsa, raggiungendo nel 2021 un fatturato complessivo di oltre 70 milioni di euro. La governance conserva il legame con la fondazione familiare dell’azienda ed è affidata a Paolo Arrigoni, Ceo, figlio del fondatore, formazione classica e grande interesse per la natura.