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« Arrigoni, la sfida dell’innovazione. Così il tessile protegge la natura »

L’azienda di Uggiate Trevano è specializzata nei materiali per l’agricoltura.

Gli investimenti nella ricerca, l’automazione e un fatturato che ha superato i 32 milioni

Paolo Arrigoni, CEO del Gruppo Arrigoni

Il tessile e la natura non solo possono convivere: il primo può venire in soccorso della seconda. Una storia affascinante, quella dell’azienda Arrigoni che ad Uggiate Trevano ha saputo cambiare nel tempo, mantenendo però quello spirito originario che portò alla sua fondazione 83 anni fa. Oggi ha anche altri tre stabilimenti – in Puglia, Veneto e Romania e si è specializzata nel tessile tecnico. Con un comparto determinante che la spinge: l’agrotessile, ovvero il settore che è dedicato all’agricoltura.

L’orgoglio

Nella voce del CEO Paolo Arrigoni scorrono tutta la fierezza e la passione per ciò che è stato fatto e si sta portando avanti. Oggi il gruppo ha 160 collaboratori e se l’estero ha acquisito la maggiore incidenza nella produzione di fatturato, non c’è uno sbilanciamento con l’Italia: «Siamo nella culla del tessile e nel 1936 siamo nati come tessitori tradizionali, prevalentemente per la camiceria. In una delle ricorrenti crisi che hanno contraddistinto il settore, abbiamo provato a diversificare». Ci si è mossi con decisione, e per primi. Questo ha portato a un vantaggio competitivo, che non significa però poter riposare sugli allori. Infatti la ricerca è fondamentale per l’azienda comasca.

Negli anni Cinquanta inizia dunque la produzione di tessuti a rete in polietilene. Si cominciano a realizzare prodotti per l’agricoltura, che ha bisogno di queste protezioni: diventa il core business, i tre quarti della lavorazione. Ma senza trascurare l’altro comparto, quello dei tessuti tecnici outdoor che servono ad esempio per l’edilizia.

PRISMA®

Perché questa svolta improntata al mondo agricolo? Per diversi fattori, citati da Paolo Arrigoni: «I cambiamenti delle abitudini alimentari, si consumano più frutta e verdura. Questo in Paesi maturi come i nostri, con un’alimentazione cambiata a svantaggio della carne. Ma anche i Paesi meno sviluppati, penso all’East Europe, dove l’innalzamento della vita della popolazione fa crescere i consumi». C’è poi il discorso dei pesticidi e ancora il cambiamento climatico: «I caldi eccezionali spingono l’utilizzo di protezioni sempre più tecniche e mirati, applicazioni specifiche».

Per questa ragione, il team di ricerca è basilare. Una squadra multidisciplinare, tra ingegneri e agronomi, a cui si affiancano una consulenza e un’ampia attività di ricerca in partnership con istituti.

Il risultato è la presenza in 72 Paesi del mondo, le vendite sono salite a 32 milioni (dato 2017) e proprio il fatturato ha portato a ricevere un premio di eccellenza un mese fa al Kilometro rosso.

Certo, bisogna lottare sempre: «Remare controcorrente – sottolinea Paolo Arrigoni – se si fa impresa in Europa, bisogna fare così». Il 60% dei prodotti va oltre confine, ma si ha a cuore il nostro Paese. «Si tratta di un mercato importante – prosegue – perché ha un’agricoltura di nicchia, non estensiva. Non siamo competitivi su mais, grandi coltivazioni… Il nostro settore ortofrutticolo è molto dinamico e in crescita. Specializzato. Ecco perché ha bisogno di protezione. L’Italia è come la nostra palestra, cerchiamo di divulgarlo».

BIORETE® AIR PLUS

Arrigoni mostra un profondo amore per il tessile, come per la natura. Ha una formazione classica ed è figlio di un tessitore e di una farmacista. Lui ci scherza su, anche sui profili ufficiali: natura, salute e telai.

Il cambiamento climatico che scuote l’opinione pubblica, finalmente, ci mette alla prova.

Ma chiede anche il contributo a ciascuno.

«Noi siamo abbastanza innamorati del nostro prodotto – spiega l’amministratore delegato – Stiamo seguendo l’evoluzione e difatti siamo passati dal concetto di rete protettiva contro (antigrandine, antisole e via dicendo) a un approccio diverso.

Dove contribuiamo e possiamo incidere sul benessere della pianta e della specie coltivata, creando le condizioni microclimatiche migliori».

Questo perché una pianta in salute, non deve spendere più energie per difendersi: «Fa ciò che per cui è nata: vivere e fruttificare in modo sano. Per noi, è un concetto etico».

Da plasmare grazie alla tecnologia che viene incontro a questa mentalità. «Industria 4.0 è un progetto bellissimo – assicura – e abbiamo improntato così il nostro stabilimento di Bari lo scorso anno, ora procediamo con Schio».

PROTECTA®

L’innovazione

L’evoluzione è insomma continua, ora c’è un nuovo tessuto il cui scopo è essere alternativo alla plastica che protegge sì dagli agenti atmosferici ma allontana dal contatto con il terreno. Morale, tra come appaiono i prodotti e come poi si assaggiano, c’è un bel divario. Invece, qui ci si orienta su schermi tessili per preservare fragranza e shelf-life del prodotto. «Vorremmo creare le condizioni per la coltivazione – conclude Arrigoni – perché sia sì protetta, ma possa anche dialogare con i fattori esterni». Quelli buoni, che la fanno essere ciò che è, la natura, amica e ben trattata dall’uomo.

 

Per l’intera pagina a firma di Marilena Lualdi, CLICCA QUI.